Sulle tracce di vecchie suggestioni lasciate da una lontana lettura dei Misteri della jungla nera di Emilio Salgari, Giancarlo De Cataldo parte per l’India del nord alla ricerca di un mondo di avventure ed esperienze estreme solo sognate. Ma fallisce nel suo tentativo di provare il brivido della natura selvaggia nell’unico parco in cui forse ancora si aggira, schiva, qualche rara tigre. E non dovrà guardarsi da una setta di Thugs sanguinari, ma dalla folla di mendicanti avidi di qualunque cosa un turista possa offrire. Di fronte a una realtà che si ostina a mostrarsi diversa da quella che dovrebbe, l’unica soluzione possibile è una resa incondizionata. Arrendersi all’India è quindi l’unica scelta possibile. È allora che il viaggiatore viene risucchiato dalla precaria simultaneità indiana dove passato e futuro si intrecciano in un presente improbabile e allucinante; dove le donne sono il primo motore e le prime vittime della modernizzazione, mentre divinità ancestrali contendono ad ammiccanti stelle del cinema il cuore dei fedeli; dove il ricordo della non violenza gandhiana sembra sbiadire veloce davanti all’avanzata del nazionalismo hindu. Dopo la resa il viaggio, quello vero, spogliato da ogni vezzo da turista, porta con sé la nudità dell’esperienza. E l’anima si schiude, lascia le sue ferite risalire verso la foce di ogni sentimento, di ogni dolore.

Pisa Book Festival | Azimut

Pubblicato da Amministratore | 6.53 | , | 0 commenti »

Azimut

Le ragioni del nome, le ragioni del cuore.


L’Azimut, dicono le enciclopedie, è la distanza di un oggetto celeste dal nord dell'orizzonte dell'osservatore. Mutuando il termine astronomico, Azimut -diciamo noi- è

la distanza di un sogno dal nostro orizzonte.

Azimut significa anche la via, la direzione: e crediamo che, per fondare una nuova ennesima casa editrice nel 2005, sia necessario avere ben chiara la strada lungo la quale ci si vuole mettere in marcia.

Strada non facile, cammino scosceso e dissestato, direzione che già in molti e molto più bravi di noi hanno indicato: strada necessaria?

Sì, necessaria, se si valuta a fondo lo stato dell’editoria attuale. Necessaria, però, se intesa come direzione nuova.

Il nostro Azimut è il punto d’incontro dove si uniscono le forze, le energie provenienti da direzioni diverse, l’unione della A - il principio, lo yin -, alla Z - la fine, lo yang -.

Una parola forte, incisiva, chiusa, sonora, che si scolpisce e che ha la forza evocativa di tutto ciò che sta nell'orizzonte di chi guarda, e agisce.

L'Azimut comprende tutto il mondo, corporeo o meno, di chi osserva. Azimut contiene libri e idee, c’è carta e ci sono emozioni, su carta o meno. È la passione ad aver spinto un gruppo di innamorati delle lettere, da anni operatori in ambito culturale, ad unirsi per dare vita ad un progetto.

Perché la casa editrice è davvero un progetto che, chi collabora, costruisce giorno dopo giorno.

La distanza di un sogno dal nostro orizzonte.

Questa frase, semplice ed incisiva vuole essere la sintesi di quello che la casa editrice si propone. Il destino dei libri nell'era dei nuovi mezzi espressivi.

Azimut propone il libro come oggetto prezioso, che va difeso dal desiderio del mero apparire.

L'ambizione è quella di tornare a comunicare con tutti i mezzi che oggi esistono e che si hanno a disposizione. La casa editrice come luogo di incontro di diverse espressioni artistiche, che interagendo tra loro danno vita a nuovi linguaggi, creano commistioni per raccontare storie ogni volta diverse.

Diversi mondi, letterari e non, provenienti da molteplici direzioni, mondi uniti in quel punto unico che crea sull’orizzonte il nostro sguardo.

La narrativa contemporanea, ad esempio, di frequente abusata: la volontà è quella di proporla e proteggerla; di curare autori più o meno esordienti dai primi passi –nella forgia del libro- sino alla pubblicazione, e oltre: perché la pubblicazione altro non è che uno dei numerosi, bellissimi, primi passi nella direzione di uno scrittore.

La traduzione, fondamentale arte, spesso trascurata o asservita a leggi di mercato e gusti superficiali. Tradurre è portare attraverso il tempo un’opera, per farla nascere sempre nuova e sempre più bella in ogni contesto, agli occhi di ogni lettore.

E tutto ciò che le leggi del mercato classificano come “difficilmente vendibile”, noi lo chiamiamo ex-aggero: qualcosa che proviene dall’agger, dal materiale stesso con cui si creano i bastioni (della letteratura), ma che è diverso e non meno importante.

E parlando di mondi che si uniscono, ci siamo chiesti ancora se fosse possibile, nei fatti, l’interazione artistica. Un po’ come un’alchimia, una fusione magica, una chimera che stordisce. Eppure è sotto gli occhi di tutti che il principio e la fine sono indissolubili, che l’alfa non potrebbe esistere senza l’omega, che il bene non avrebbe senso senza il male: per questo noi pensiamo che le arti possano –debbano- trovare unione. Senza egoismi. Il concetto è quello di stasis: greco antico, guerra intestina all'anima individuale e alla società che porta all'armonia. Non come giusto mezzo, ma come riconoscimento dell'indissolubilità degli opposti.

E la poesia. Amata odiata, entusiasmante noiosa, sperimentale abusata. Quello che vogliamo noi azimutiani è dare voce ai poeti. Meglio. Alla poesia.

Sì, non è una distinzione da poco. Forse, è accaduto troppe volte che i poeti soffocassero la poesia. Noi crediamo nella poesia, e in chiunque la ami, e la sappia cantare, e raccontare.

Perché fare poesia è un bisogno prima di tutto; un'urgenza del cuore, e delle mani.

Un po’ come (l’)Azimut.

Dal piano editoriale della casa editrice:

Il progetto editoriale di Alet è percorrere, nell’immaginario territorio che dalla narrativa pura arriva fino alla saggistica più classica, la regione centrale all’intersezione tra fiction e non-fiction, quella dove si contaminano in miscele diverse invenzione e verità, il racconto del reale e la sua manipolazione, l’incandescenza autobiografica coniugata alla sperimentazione delle forme.

Il nome stesso scelto per la casa editrice è quasi uno stemma di queste intenzioni: alet è alla radice della parola greca “verità”, verità intesa come ciò che sfugge al silenzio, al corso degli eventi. Nel logo di Alet, infatti, il Tempo sottrae la Verità nuda al fiume dell’oblio, il Lete – un’immagine dove si fondono l’iconologia cinquecentesca delle stampe veneziane e la raffinatezza avanguardista di David Hockney, simbolo di una sensibilità antica nel fare i libri rivissuta in una prospettiva postmoderna.

Fin dalla veste grafica i libri di Alet tendono a un’eleganza densa, una ricchezza di contenuti e di materiali che li rende anche oggetti preziosi agli occhi, e al tatto. Assecondano questo intento, di quando in quando, volumi nei quali al racconto si mescola l’immagine, e la storia prosegue e si completa in disegno e fotografia.

Anche la cura del testo cerca di essere quanto più rigorosa. Grande importanza hanno le traduzioni: il nome del traduttore compare quasi sempre in copertina e alcuni dei libri contengono una nota del traduttore stesso sulle sue scelte e impressioni di lavoro. I risvolti e gli interni di copertina sono concepiti in modi inediti, come strumenti di lettura e interpretazione del testo, capaci di arricchire l’opera di informazioni, suggestioni e stimoli possibili. In latino, alet è anche la terza persona singolare del futuro del verbo alo, e significa dunque: nutrirà.

La Alberto Gaffi è una editrice romana che pubblica narrativa italiana e straniera in diverse collane. Tra queste citiamo Godot, dedicata alla narrativa da tutto il mondo; Ingegni, dedicata alla saggistica; Evasioni, in cui pubblica narrativa in formato tascabile.


La particolarità di questa casa editrice è la pubblicazione di molti suoi testi in catalogo secondo le non-regole del copyleft, che da la possibilità a tutti di scaricare liberamente un formato digitale dell'opera.

La 18 e 30 Edizioni è una piccola casa editrice siciliana. Di loro sappiamo poco per la verità, se non quello che troviamo scritto nel loro blog. Nono sono una casa editrice a pagamento e pubblica con licenza Creative Commons.


La 18 e 30 Edizioni ha un catalogo suddiviso in quattro sezioni: Tags (narrativa contemporanea, racconti), Poetags (poesia), Geotags e Microlit.

Aprirà i battenti venerdì pomeriggio il Pisa Book Festival. L'ingresso presso l'Area delle Esposizioni è gratuito e un comodo servizio navetta accoglierà i visitatori provenienti dalla stazione centrale. Ricchissimo si presenta il programma culturale che potrete scaricare direttamente dal sito della manifestazione.


Molti gli editori presenti. E noi di Passione Libri cercheremo di presentarveli tutti (o quasi).

Andrea vive insieme ai genitori in condizioni economiche precarie, in un quartiere popolare alla periferia di Roma. È ossessionato dai tanti “disperati” – extracomunitari, zingari, barboni, persone che

vivono in condizioni estreme – che incontra per strada o in autobus andando e tornando dal lavoro. Un giorno entra nella sua vita Francesco, figlio di un ricco industriale milanese, e tra i due, nonostante lo stile di vita e l’estrazione sociale così diversa, nasce un’imprevista amicizia: le loro collere individuali si incontrano e tutto prende fuoco. Nel crescendo degli avvenimenti Andrea accetterà, in cambio di denaro, di diventare il braccio armato del piano di morte di Francesco, che progetta l’omicidio del padre per ottenerne l’eredità. Per Andrea potrebbe essere l’occasione per allontanare da sé lo spettro della povertà, dell’indigenza, quella desolazione urbana con cui si scontra ogni giorno.

Un romanzo crudo che racconta la ferocia della disperazione e nel contempo delinea i tratti di una periferia sempre più masochista, una waste land dove il denaro, che appare come l’unica via d’uscita, incrocia tragicamente la strada della violenza.

L’autore: Federico Platania (Roma, 1971) ha già pubblicato Buon lavoro.Dodici storie a tempo indeterminato (Fernandel, 2006). Fa parte del gruppode “I libri in testa” ed è il curatore del progetto www.samuelbeckett.it.